Nato e cresciuto nella ridente Pianura Padana, in quel di Abbiategrasso, sulle inquinate rive del Ticino, in un uggioso pomeriggio di Febbraio del lontano 1974, non avevo l'allora più pallida idea di cosa fosse il gioco della palla nel cesto.
Me ne sono avvicinato, quasi per caso, solo 10 anni dopo e me ne sono innamorato da subito: nel 1984 la società U.S.S.G.B. Abbiategrasso, fece un reclutamento aggressivo, rivolgendosi a tutti i ragazzi dai 10 ai 12 anni, per la nascita del nuovo settore giovanile, che allora comprendeva solo la squadra juniores.
Mi affacciavo, così, al mondo della pallacanestro, giocando il campionato propaganda di allora, in un girone che ci ha visti finire a "0" punti ed una sconfitta memorabile dal punteggio disdicevole di 109 a 0 contro il Corsico (con una prestazione magistrale del sottoscritto, che in 5 minuti giocati, si guadagnava la panchina per raggiunto limite di falli). Impagabile l'espressione di coach Walter Savioli, ad ogni sguardo rivoltomi e le urla del coach di Corsico, che minacciava i giocatori che, ad ogni nostro canestro, avrebbero poi fatto 100 giri di campo. (mi pare di ricordare,che subito dopo la partita, i dirigenti di Corsico, abbiano fatto pagare una cena al coach , da 109.000 lire a testa per ogni giocatore...che salasso!!!!!!!).
L'anno successivo, sicuramente per le mie eccelse doti cestistiche , vengo retrocesso all'ultimo anno di minibasket: avevo forse qualche lacuna?
Tutto il settore giovanile viene allora affidato alle mani esperte e carismatiche di Leandro Freguglia, ex giocatore nella gloriosa Vigevano, che ha le qualità e le conoscenze tecniche essenziali per rinvigorire l'intero settore, trasformandolo in poco tempo, in un vero e proprio punto di riferimento del circondario cestistico di allora.
L'USSGB, all'ora sponsorizzata "Sesifan" diventa una squadra importante, con un settore giovanile di tutto rispetto, capace di farsi valere anche contro formazioni più quotate e blasonate: memorabili i derby con la Pallacanestro Vigevano e gli scontri con l'Annabella Pavia, senza contare alcune indimenticabili partite contro la Philips Milano.
Questo inaspettato successo di risultati fa si che alcuni elementi di spicco, delle varie annate, vengano seguiti con attenzione dai vari club della zona: tra cui il sottoscritto che, dopo 5 anni meravigliosi, passo alla Pallacanestro Vigevano, dove gioco, allenato dal mito Mario Poni da Mortara, i campionati Cadetti e Juniores Nazionali.L'ambiente vigevanese è meraviglioso, a tutte le partite casalinghe un mare di gente segue le nostre fatiche, anche se, sotto l'aspetto puramente fisico, siamo in difficoltà contro i grossi nomi che si incontrano in campionato: parlo di Varese con i vari Bulgheroni, Meneghin; Milano con i vari Biffi, Annoni, Fantetti, Rotasperti (Juniores con Anchisi , Portaluppi, Alberti); Torino con Abbio per fare solo un nome; Brescia con Tonolli e Minessi, Pavia con Sabbia, Gabba, Coccoli ed infine Desio per non dimenticare l'amico Ancillotto compagno di stanza di una indimenticabile 3 giorni di selezione per il torneo "Decio Scuri".
In ogni caso, qualche piccola soddisfazione, l'abbiamo presa, sconfiggendo in casa sia Cantù, che Brescia.
Al termine di due stagioni, davvero molto gratificanti e con la società in piena crisi economica (nasce l'anno successivo la Nuova Pallacanestro Vigevano), vengo trasferito, assieme ai miei compagni Andrea Bocca e Maurizio Rinaldi, alla corte della signora Barbara Bandiera, in quel di Pavia, sponda Fernet Branca, appena salita in A1 con nel roster il grandissimo "Oscar" e guidata dal Tonino Zorzi nazionale.
Veniamo subito inseriti nella rosa che partecipa, nel Luglio '91, al torneo internazionale di Bormio, la"Philips Cup's", in un girone con la Riverside Church di New York, la Phonola Caserta Di Fazzi e Falco,
Terminiamo il torneo, con quattro sconfitte, ma soprattutto,completamente devastati dalla "salmonellosi", che ha colpito tutti i componenti del gruppo, proprio alla conclusione dell'avventura in terra valtellinese.
Al ritorno a casa, siamo stati subito ingaggiati dal regista Romero per il seguito del "Ritorno dei Morti Viventi": immaginatevi dei sacramenti alti quasi tutti 2 metri, completamente bianchi e tutti con almeno 8-10 Kg di meno..uno spettacolo inguardabile.
Recuperata con una certa fatica, l'esperienza bormiense, vengo inserito nel gruppo cadetti (anche se partecipo attivamente anche a quello juniores allenato da Attilio Caja), che comprende anche l'italo-argentino Ariel Aimaretti: non siamo molto competitivi e a parte le vittorie "scontate", perdiamo tutti gli scontri diretti con le grandi del girone (Milano,Varese,Cantù e Desio).
Cominciano, anche i primi infortuni, che caratterizzeranno anche il prosieguo della mia attività: una banale distorsione alla caviglia, guaribile in poco tempo, diventa un vero e proprio calvario. La fretta di rientrare dall'infortunio, non mi permette una piena guarigione, così che gli infortuni sulla stessa si susseguono per l'intera stagione.
S’instaurano, poi, i primi screzi con la dirigenza, per motivi economici, tanto che a poche giornate dalla conclusione del campionato, lascio la squadra e l'attività agonistica, allenandomi, solo in sporadiche occasioni, con l'Abbiategrasso.
Il sentore che comunque la società pavese fosse ad inizio crisi, era già nell'aria, tanto che con me, altri elementi lasciarono il gruppo a fine stagione.
Per la stagione successiva, vengo contattato dalla dirigenza della Nuova Pallacanestro Vigevano, che rilevati i diritti della B2, sta ricostruendo società e squadre per ritornare ai fasti di un tempo.
Con me, tornano a Vigevano, Rinaldi e Vito Laverone. cominciamo la preparazione con la prima squadra allenata da Romano Petitti, ma rimaniamo ancora legati al settore giovanile per l'ultimo anno juniores, squadra allenata dal "MEC" Costanzo.
Veniamo completamente devastati per tutto il campionato, non siamo assolutamente in grado di competere con nessuno del nostro girone, troppo piccoli e poco fisici, squadre come Varese, Arese, Milano, Treviglio, ci asfaltano senza problemi, ma l'esperienza è certamente positiva, soprattutto per lo spirito di gruppo che si è andato a creare.
Concedo anche una piccola apparizione con la B2, a Brescia, naturalmente 40 di panca, ma portiamo a casa una vittoria importante: la squadra arriva seconda in campionato, dietro ad Imola e viene promossa
in B d'eccellenza.
L'anno seguente, finita la trafila delle giovanili, vengo mandato a Cassolnovo, che con la nascita della nuova serie, la C2, costruisce una squadra piuttosto competitiva, allenata da Piana.
Cominciando l'università, comincio, inoltre, ad avere contatti per gestire qualche squadra nel circondario e mi accordo con il Basket Boffalora per allenare la squadra cadetti.
Ho molto da imparare, allenare è del tutto diverso che giocare, trovarsi al di là della barricata, valutando e correggendo atteggiamenti tecnici-tattici, mi trova un pò impreparato: ma mi piace, trovo molto motivante il trasferire tutto quello che ho imparato in questi anni di pallacanestro, a dei ragazzi e far nascere in loro la mia stessa passione per questo sport.
La stagione risulta essere decisamente impegnativa, sto in palestra praticamente 7 giorni a settimana, sdoppiandomi tra la C2 e i cadetti di Boffalora: purtroppo tutto questo impegno risulta essere decisamente poco gratificante, da un punto di vista puramente tecnico e di risultati.
Il mio impiego, in C2, è piuttosto scarso, trovo pochissimo spazio, non mi si da la possibilità di sfruttare al massimo le mie doti, ma soprattutto la mia voglia di giocare e di confrontarmi con un campionato decisamente alla mia portata.
Boffalora, dal canto suo, gestisce in modo poco professionale il settore giovanile, puntando tutte le risorse a disposizione, sulla prima squadra, che anch'essa milita in C2: questo comporta poca partecipazione della società sulle sorti del settore, che si trova completamente solo.
In ogni caso l'esperienza maturata, come coach, mi aiuta a comprendere i miei errori e le mie lacune, per mettendomi di maturare, sopratutto sotto l'aspetto comunicativo nei confronti dei ragazzi.
La stagione con la C2, inoltre, non si conclude in bellezza: mi infortunio piuttosto seriamente alla solita caviglia, che mi blocca per un mese e mezzo e al mio ritorno il campionato è quasi concluso: un dignitoso sesto posto.
Per l'anno successivo, mi riprometto di non rimanere in disparte, ma di diventare parte attiva della squadra: in più non vengono effettuati cambiamenti, sia nel roster, che a livello staff tecnico, garantendoci di ripartire con l'esperienza maturata l'anno precedente.
Boffalora mi conferma come Coach e continuo a fare esperienza con la squadra cadetti.
Personalmente parto subito male: comincio tardi la preparazione a causa di uno stiramento al polpaccio, procuratomi in un torneo estivo e alla prima amichevole stagionale mi rifrantumo la caviglia destra.
La premessa non è per nulla buona e continua così tanto che cominciano screzi con lo staff tecnico: la squadra non risponde più, il coach non è assolutamente in grado di tenere a bada il gruppo stoico e a metà stagione viene esonerato e al suo posto arriva Fotia.
Ci si salva per miracolo e tanto per cambiare, non riesco per l'ennesima volta a concludere la stagione: mi infortunio nuovamente alla caviglia.
I segnali che arrivano da Boffalora non sono altrettanto incoraggianti: il settore continua ad essere una parte marginale dei progetti societari, ma i ragazzi mi danno tanto e facciamo una stagione tranquilla, lavorando piuttosto bene e ricevendo anche qualche buona indicazione.
L'anno successivo, Cassolnovo comincia ad entrare in una fase di stallo, con la dirigenza che intravede la possibilità di mollare: il notaio Battaglia, storico proprietario, lascia il settore basket in mano al genero: decido, così, di smettere il basket giocato, anche in relazione ai miei continui infortuni e mi dedico totalmente allo studio.
Trovo, quasi per caso, un contatto all'Ebro Milano, per allenare la squadra Propaganda: l'ambiente è totalmente diverso e decisamente più professionale di Boffalora, il responsabile tecnico ed allenatore della prima squadra, Massimo Bisin ( futuro campione d'Italia cadetti con il Milano 3, con in rosa anche l'amico abbiatense Alessandro Cislaghi ) mi avvia a gestire il mio lavoro, in modo completamente diverso, confrontandomi con gli altri allenatori del settore, compilando relazioni, scrivendo e programmando gli allenamenti.L'esperienza risulta essere decisamente prolifica da un punto di vista tecnico e personale: il lavoro con i ragazzi diventa più produttivo e gratificante ed i risultati sono decisamente incoraggianti.
Purtroppo arriva, come una sassata, la chiamata di leva, per il marzo 1998 e questo mi costringe a non poter proseguire il mio rapporto con l'Ebro, non potendo garantire la presenza per un'intera stagione agonistica.
Nell'estate del '97, faccio parte del gruppo di tecnici del "Dino Meneghin Basket Camp", esperienza meravigliosa, dove ho contatti con tantissimi coach, anche piuttosto importanti ( Frates, Arrigoni, Crespi), con i quali ho la possibilità di confrontarmi e relazionare le mie poche esperienze professionali.
Contemporaneamente ottengo il tesserino di "Allievo Allenatore", grazie ad un bel 30 e lode, all'esame dedicato dell'Isef ( sino ad allora allenavo con la tessera dirigente e quella di Minibasket).
Quindi, come già detto, rimango all'asciutto di basket per 10 mesi, rispondendo alla chiamata dei Granatieri di Sardegna a Roma, sino alla telefonata del "Sato" Busato, stoico compilatore di statistiche e dirigente accompagnatore del B.T. Cassolnovo ai tempi della C2.
Cassolnovo, ormai alla frutta, per non perdere i diritti sportivi, aveva fatto una squadra di giovani, per prendere batoste da tutti in C2, e visto che mi trovavo a spasso, mi chiedeva se volevo ancora giocare: perchè no!!!!
In assoluto la stagione più bella mai giocata nella mia carriera da giocatore: senza pressioni, senza risultati obbligati, un gruppo meraviglioso di ragazzi, di amici in campo, nonostante la scontata retrocessione in D, con 0 vittorie.
L'anno successivo, la famiglia Battaglia, da definitavene via libera all'acquisto della società: viene acquisita da Riccio e come dirigente un nome che negli ultimi anni ha fatto storia nell'ambito cestistico: Andrea Andreossi.
Mi chiedono di fermarmi per fare la D (anche perchè il quartetto Bollini, Cucchi, Tornotti e Carega, per tutta l'estate, si è portata a casa tutti i tornei del circondario e quasi tutti i riconoscimento come miglior giocatore) con una squadra, questa volta competitiva: tornano praticamente tutti i "vecchi" che avevano migrato a Garlasco negli anni precedenti e a questi si aggiungono, oltre al quartetto delle meraviglie, alcuni giovani che avevano fatto parte del gruppo delle retrocessione ( Menarini e Vallin); allenatore Zanichelli.
Contemporaneamente, cerco una sistemazione anche come coach: mi ritrovo nuovamente a Milano, questa volta il S.Ambrogio, che sta cercando di formare un gruppo propaganda.
L'avventura dura decisamente poco, perchè dopo 2 mesi di allenamenti e reclutamento, il gruppo non nasce e purtroppo rimango a piedi.
A Cassolnovo, le cose non vanno molto meglio: prima di tutto devo decisamente lottare e sgomitare per trovare posto in squadra e convincere il coach che merito minuti importanti.
Lavoro duro, sodo, anche perchè l'anno e mezzo d’inattività si sentono, come chili, e si vedono: riesco così ad ottenere molto spazio e addirittura a conquistarmi il quintetto di partenza, ma dopo 3 mesi, in trasferta contro la Vetrotenda Gambolò di Fusani, mi infortunio nuovamente.
La ripresa è più dura e lunga del previsto, sopratutto da un punto di vista mentale: non riesco a riprendermi, faccio fatica a correre e così, mio malgrado, decido nuovamente di smettere. 
Prendo anche una lunga pausa come allenatore, anche per problemi familiari che mi tengono lontano dalle palestre: unico accento in questo periodo è la brevissima avventura con la squadra cadetti del Quasimodo Milano, che accompagno alle finali nazionali "CSI" di categoria a Cesenatico, dove raggiungiamo il quarto posto.
Rizzo, mio carissimo compagno e amico ai tempi della Fernet, mi convince a fare qualche allenamento ad Abbiategrasso, in promozione, allenata da Pippo Foti.
Oltre a lui ritrovo anche molti altri amici di vecchia data, come "Fibia" Fabio Ramaioli, Andrea Cerri, "Deto" De Tommasi Filippo e Christian Tornotti che mi segue da quel di Cassolnovo e dopo un paio di sedute, la dirigenza spinge Cassolnovo a concedere il prestito: così termina la mia avventura agonistica, questa volta definitivamente, da dove era cominciata, quasi per caso, all'età di 10 anni: gioco 2 stagioni, tra alti e bassi, tra problemi societari e innumerevoli cambi d’allenatore.
Torno all'ovile per una sola stagione sponda Ticino Free Time nella stagione 2003/04 e mi fermo qui per non riprendere più.
Dedico il tempo cestistico nel settore giovanile dell'USSGB di Abbiategrasso da ormai 3 stagioni, allenando l'under 16 e sono diventato il responsabile del settore giovanile.
Obbiettivo principale è far tornare questa società, competitiva come negli anni di Freguglia, quando Abbiategrasso era sinonimo di basket.
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